mercoledì 29 gennaio 2014

Come evitare di credere alle bufale su internet



Cari amici, avete appena letto che la Kyenge ha deciso di proporre un aumento dell'IMU per poter regalare una casa a tutti gli immigrati? Avete appena scoperto che ci sono prove scientifiche per cui l'omosessualità è una malattia ma le case farmaceutiche non vogliono diffondere le cure perché non avrebbero abbastanza guadagni? Non riuscite a credere che la Boldrini voglia proporre il carcere per qualsiasi donna che decida di avere un bambino e di non lavorare? Oppure vi siete meravigliati del fatto che nel nuovo ddl varato dal governo Letta i sardi non potranno accedere alle altre regioni se non previa autorizzazione di una commissione speciale che ne valuti la reale necessità?
No, amici xenofobi e sessisti con un filo di incoerenza, il vostro mondo non sta per crollare miseramente di fronte all'arrivo dei comunisti magici e della musica rock and roll, semplicemente avete avuto a che fare con una bufala.
Internet è un posto strano, pericoloso, in cui tutti possono dire la loro e apparire autorevoli agli occhi di chi in rete ci sta poco. Se persino io posso aprire un blog capite bene quale sia la situazione.
Come fare allora? Smettiamo di informarci sulla rete e torniamo a spendere un euro al giorno per il quotidiano cartaceo? "Ma c'è crisi, e hai letto che con la nuova IMU dovremo pure pagare la casa agli immigrati, chi ce l'ha un euro da spendere?"
No cari amici ingenuotti, non c'è bisogno di ricorrere a rimedi così estremi. Ci penso io ad aiutarvi con questa velocissima guida che vi farà capire quali sono i siti affidabili e quali invece le sparano grosse per fare qualche visualizzazione in più!


1. PRIMA DI CONDIVIDERE FATE UNA RICERCA SU GOOGLE
Se una notizia vi colpisce particolarmente o vi suona completamente nuova, prima di crederci e di cliccare sul tasto "condividi" provate a dare uno sguardo su Google per vedere quali altri portali ne hanno parlato. Se non l'ha fatto nessun altro, probabilmente la notizia è falsa. Se solo altri tre o quattro blog simili a quello in cui avete trovato l'articolo l'hanno fatto è altrettanto probabile che sia falsa. Se i siti sono tanti ma tra i risultati compaiono parole come "fake" o "bufala", buttate un occhio su quei link, è sempre molto probabilmente falsa.

2. LEGGETE BENE TUTTO IL CONTENUTO DELLA PAGINA
Se vi trovate su siti come Lercio.it o simili troverete scritto che si tratta di un sito satirico e che tutti i contenuti sono inventati, ma in questo caso particolare non dovrebbero esserci problemi perché l'intento umoristico dovrebbe essere chiaro, vero? Fatevi una sana risata e condividete con uno smile.
E se invece vi trovate in un blog che non ha nulla a che fare con la satira? Osservate anche le altre notizie nella home: sono tutte improbabili, riguardano avvenimenti sensazionali? Avevate mai sentito parlare di questo sito? Non vi sembra tutto un po' strano?

3. I SITI DEI MAGGIORI QUOTIDIANI
Ok, alcuni quotidiani possono essere faziosi o poco professionali, non lo si mette in dubbio, però solitamente non leggerete delle bufale. Alcuni fatti possono essere esposti in un certo modo, alcuni dettagli possono essere tralasciati a favore di altri, ma se una certa notizia non appare in nessun portale nazionale è perché non è mai accaduta, non perché le lobby ve la vogliono nascondere. Fate una ricerca veloce nella home dei giornali che preferite, e verificate che la notizia sia trattata anche lì.

Insomma, "ma non è una faticaccia fare tutte queste cose ogni volta che vedo un link su Facebook?"
In realtà sono operazioni che si risolvono in qualche clic e che vi possono rubare al massimo due minuti. Capire se si tratta di una bufala o meno è importante non solo per non fare brutte figure o per non convincersi di cose non vere, ma anche e soprattutto per non partecipare involontariamente alla diffusione di certe stupidaggini.  E' semplice e non vi costa nulla. Chi si inventa certe cose lo fa perché sa che con un titolo scandalistico è facile fare migliaia di views e guadagnare tanti soldini grazie agli spazi pubblicitari, a discapito di categorie sociali su cui già spesso e volentieri si riversa l'odio popolare, e su cui non è il caso d rincarare la dose (vedi bufale sull'omosessualità o sull'immigrazione). Un modo poco onesto di lavorare insomma, che non è il caso di incoraggiare.

Detto questo, buona informazione e buon cazzeggio sui social!  Se vi va, condividete, e magari date anche uno sguardo a questi siti, potrebbero aiutarvi a levarvi qualche dubbio.






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