sabato 8 febbraio 2014

Bullismo a Bollate e l'attenzione mediatica che non serve a niente



Tutti avrete sicuramente visto questo video al telegiornale, in tutti i quotidiani online, oppure più semplicemente ve lo sarete trovato tra i feed dei vostri social network.
L'ennesimo atto di bullismo tra sedicenni ripreso con un telefonino e caricato su Facebook rimbalza in rete, viene attirato dall'occhio dei mass media e l'indignazione pubblica è servita.
Inizialmente credevo che dare una tale rilevanza a questo episodio potesse servire per sensibilizzare il pubblico su un tema di cui spesso ci si dimentica, speravo che mostrare la crudezza dell'atto fosse un modo per smuovere le menti e ricordare che cose come queste non accadono solo a Bollate, nell'hinterland milanese. 

Speravo che tutti si ricordassero di quella volta che da ragazzi avevano assistito a un atto simile, speravo che potesse scatenare un minimo di empatia e che potesse essere una buona occasione per impegnarsi concretamente ed evitare che situazioni come queste accadano con una frequenza spaventosa (vedi i dati censis 2008, si parla del 50% delle classi italiane)
Insomma, mi aspettavo semplicemente che la gente analizzasse la questione in maniera razionale e con un minimo di criterio, che di fronte al problema ci fosse la voglia di reagire e di fare qualcosa. Invece, come d'altronde era più prevedibile, dare in pasto all'attenzione mediatica questo filmato è servito solo a creare ancora più odio e, a conti fatti, leggendo i feedback tra i commenti delle varie testate un po' mi preoccupo.


Il problema è l'apparire, i social, i like, questa generazione è vuota, superficiale eccetera eccetera. 
Certo, l'aver caricato il video in rete con tutta la leggerezza del mondo è sicuramente sintomatico di uno certo malessere, ma mi spaventa come commenti simili pongano più rilevanza su questo aspetto che sull'atto di violenza in sé: non ci si ricorda che anche trenta, quaranta e cinquant'anni fa c'era il ragazzo preso di mira, che ci si picchiava, non vengono presi in considerazione fattori molto più importanti (e soprattutto responsabili), come la famiglia e la scuola, non si tiene conto del fatto che dinamiche come queste hanno radici ben più profonde che forse esulano dal semplice esibizionismo. La differenza tra questi ragazzi e quelli che assistevano ad una scena simile vent'anni fa è che questi ultimi non potevano avere un telefonino in mano.

Sebbene un po' di leggerezza nell'analizzare la questione può più o meno preoccupare, non si può rimanere del tutto indifferenti nel vedere come tanti, tantissimi, si siano indignati di fronte alla violenza fisica ricorrendo alla violenza verbale.



E ci vogliono pochissime ore perché spunti il link al profilo Facebook personale della ragazza bionda. 



"Troia", "muori", "zoccola", "crepa", "buttati in mare", i commenti sono tantissimi, molti di più di quelli che ho riportato. Ho censurato i nomi, ma avrei potuto non farlo visto che questi commenti sono pubblici. E sono insulti, incitamenti al suicidio, minacce di morte. E sono reati, anche se sono riferiti a qualcuno che ha fatto qualcosa di grave. E voi che avete scritto avete anche quaranta e cinquant'anni,  e quella ragazza anche se ha preso a calci una sua compagna ne ha comunque sedici, potrebbe essere vostra figlia.
Con questo non voglio in alcun modo giustificare la ragazza o il suo gravissimo gesto, credo che questo si sia capito. Semplicemente sono dispiaciuto perché nel vedere questo tipo di reazioni devo per forza arrendermi al fatto che nulla cambierà.
Aver dato attenzione all'episodio non sensibilizzerà nessuno, nessuno se si ritroverà nella stessa situazione interverrà, nessuno farà qualcosa per prevenire tali comportamenti, nessuno lavorerà all'interno della propria comunità perché cose del genere non accadano.
Per citare una frase di McLuhan tanto cara ai comunicatori, "il medium è il messaggio", e i mass media ci hanno abituato negli anni alla figura del buono e a quella del cattivo, ci hanno insegnato ad avere una visione romanzata e superficiale della realtà, a saltare da una notizia all'altra senza mai soffermarci e riflettere. Il messaggio è solo uno: la ragazza bionda è la cattiva, quella mora è la buona, stop, fine dell'analisi. Una volta che ci verrà propinata una notizia dai toni ancora più scandalistici l'indifferenza tornerà a regnare sovrana, ci dimenticheremo del bullismo e potremo arrabbiarci per qualcos'altro.




Nessun commento:

Posta un commento