mercoledì 3 giugno 2015

Da cosa nasce l'amore per il TRASH e per la cultura pop?



Perché il blog si intitola Popular Shit? Perché il mio nickname è Sir Pacchiano? E perché l'amore per il trash?

Studio comunicazione, e sin da piccolo sono ossessionato dai mass media e dal mondo dello spettacolo. Da bambino passavo ore e ore di fronte alla TV, era l'unico passatempo degno di nota su cui un ragazzetto di provincia poco incline alla socializzazione e con una nonna un po' iperprotettiva potesse ripiegare.
A cinque anni ciò che mi attiravano erano i colori, i suoni, le musiche, le risate, tutte quelle immagini rassicuranti piene di allegria e buon umore; che si trattasse di un cartone animato o di un varietà, gli audiovisivi nella loro intrinseca spettacolarità hanno sempre saputo come intrattenere un bambino.
Mentre crescevo i motivi che sottostavano alla mia passione per il mondo dello spettacolo mutavano: mi stupivano sempre di più gli effetti che i mass media avevano sulle persone, mi intrigava il fatto che quella scatolina parlante sembrasse accomunare un Paese intero, che tutti intorno a me parlassero delle stesse cose. Il fatto che, ipoteticamente, il sabato sera, sia io che il Presidente della Repubblica avessimo visto nello stesso identico momento la stessa identica puntata de La Corrida mi divertiva un sacco.
Veder nascere mode e tendenze, osservare il mondo imitare silenziosamente modelli appresi sullo schermo di una TV era straniante e intrigante allo stesso tempo; si dice che lo showbiz sia finto, che sia tutto costruito... ma quanto di vero c'è nel bambino che cerca di imitare Rambo, o nella casalinga che ordina chili di Slim Fast per dimagrire come Marisa Laurito? E' proprio osservando i mass media che mi sono reso conto di quanto non ci sia poi tanta differenza tra ciò che si vede su uno schermo e ciò che si può osservare dando un'occhiata al mondo reale. Siamo tutti un po' attori, recitiamo ogni giorno il ruolo sociale che ci è stato insegnato, in diretta, di fronte al nostro di pubblico, mostrando il nostro di personaggio.

Please Please Please Let Me Get What I Want dei The Smiths suona stranamente bene sulle televendite.

E poi c'è il trash, c'è la cafonata, c'è quel momento in cui la finzione si rompe, in cui la sceneggiata si spinge troppo oltre, in cui tutta la scenografia cade a pezzi per un errore grossolano, in cui ciò che vediamo non corrisponde agli archetipi precostituiti e ci rendiamo conto che è tutta una finzione; il personaggio guarda in camera per sbaglio, l'illusione scenica sparisce, il regista si incazza, io mi metto a ridere... e la cultura pop diventa quasi una sceneggiatura da seguire per una società che ha bisogno di un copione unico.
Non credo ci sia un meccanismo più affascinane, ma forse anche più scontato. In fondo siamo animali sociali, ci piace fare gruppo, ci piace l'idea di assomigliare gli uni agli altri... era piuttosto prevedibile cosa sarebbe successo creando uno strumento capace di amplificare tutto questo su scala mondiale.

Mosso dal fascino che provo per tutto ciò, ma anche dalla contrastante paura e sensazione di castrazione che un sistema del genere sa infondere, non posso fare a meno che osservarla questa cultura di massa, assieme ai suoi prodotti e ai suoi effetti, alla ricerca di tutti quegli elementi che ogni tanto ne suggeriscono la sua essenza un po' fittizia e che, involontariamente, mostrano la vera faccia di una società che recita davvero bene, tanto da convincersi di non farlo.

2 commenti:

  1. Bell'articolo, mi è piaciuto. Anch'io sono cresciuto a pane e televisione, condivido con te la stessa tendenza verso l'intrattenimento, verso la comunicazione di massa lasciata scivolare sotto una patina di risate, tette sempre in primo piano e notizie raffazzonate. Ho apprezzato anche la ricostruzione che hai fatto della propensione al trash: la trovo molto vera. Almeno, io mi ci ritrovo. Diciamo che quello che hai spiegato è un po' il motivo subdolo, quello nel substrato di ognuno di noi, perché poi comunque tutti si fermano alla banalità del momento da ebete che caratterizza il trash. Secondo me, poi, un'altra variante del trash che lo giustifica risiede nel grottesco, in altre parole siamo tutti inevitabilmente attratti dal trash perché quasi sempre rappresenta quella parte "malata", ridicola, imbarazzante, perfino macabra, o grottesca, insita in ognuno di noi ma che ci vergogniamo ad ammettere di avere. E troviamo dunque, nel trash, la nostra valvola di sfogo.

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    1. E' vero, il grottesco è sicuramente un'altra chiave di lettura ed è anche un lato dell'essere umano che mi affascina un sacco; ho sempre amato i libri di Lansdale e Palahniuk, sono sempre stato profondamente attratto dal lato istintivo e anche crudele dell'uomo, da tutto quello che viene nascosto per colpa di quello stronzetto del super-io e che tentiamo in ogni modo di nascondere; e il trash, anche attraverso una risata, ti ricorda che quella parte di te esiste. :)

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