lunedì 16 novembre 2015

American Horror Story: Hotel 5x06 'Room 33' | RECENSIONE


La sesta puntata di American Horror Story: Hotel, Room 33, sembra essere una delle più odiate fin'ora. Il fatto è che nonostante Ryan Murphy abbia sempre un ottimo intuito quando si tratta di selezionare i temi e gli elementi da mettere in gioco, prima o poi tradisce quel suo lato particolarmente casinista e megalomane.

C'erano grandi aspettative su questa puntata: una connessione con la prima stagione, Murder House, il mistero della stanza 33, la promessa di una svolta nella trama; tutte aspettative pesantemente deluse da una semplice sequenza nella vecchia casa, priva di alcuna reale connessione con i vecchi personaggi, e da un bambino demoniaco che non aggiunge nulla se non ulteriori complicazioni a un intreccio già di per sé caotico e che, a volerla dire tutta, sa tanto di dejà vu. Per carità, niente di nuovo all'orizzonte, in fondo si tratta di un tipico errore di American Horror Story, che da sempre sembra essere incapace di mantenere l'azione e il ritmo se non ricorrendo a una mole eccessiva di sottotrame che conducono a un finale di stagione spesso affrettato, deludente, e pieno di buchi.

La lovestory tra Liz e Trystan presenta la stessa tipologia di problematiche; un'idea tutto sommato potente ma buttata giù senza alcun apparente nesso con quanto abbiamo già visto, conclusasi peraltro troppo frettolosamente. Nessuno aveva capito che Liz fosse una donna transessuale e non un travestito, e soprattutto nessun elemento prima di questa puntata ci aveva fatto intuire che tra i due potesse nascere qualcosa vista la differente caratterizzazione dei due personaggi; proprio per questo motivo sarebbe stato interessante sviluppare questa storyline più lentamente, così da dargli una raison d'être e da spiegare allo spettatore come potesse nascere un amore così originale e sorprendente.


La scena dell'uccisione di Tristan poi, per quanto forte, tradisce l'inesperienza di Lady Gaga in qualità di attrice: la forza della scena si basa esclusivamente sull'effetto sorpresa, e tutto il pathos è nelle mani di Denis O'Hare e Finn Wittrock; della Germanotta non abbiamo nemmeno un primo piano. Subito dopo lo sgozzamento invece sarebbe stato interessante avere almeno un accenno di emozione da parte sua: la Contessa è un personaggio enigmatico, freddo e inespressivo, si sa, ma in un'occasione come questa sarebbe stato davvero necessario scorgere qualcosa in lei. Sembra che manchi qualcosa, e viene spontaneo chiedersi se ciò sia dovuto a una cattiva scrittura o all'incapacità di affidare una scena un po' troppo complicata a un'attrice sicuramente brava, ma forse un po' immatura per recitare una scena così delicata.

Per tirare le somme, nonostante l'inizio esplosivo, questa quinta stagione sembra già ricalcare i passi falsi delle precedenti; per carità, si tratta comunque di una puntata divertente, in cui l'azione è presente, - nonostante il caos che si porta dietro -  così com'è presente il cliff hanger e la voglia di proseguire nello spettatore. Peccato però che già da ora si scorga quanto la sceneggiatura sia grossolona; forse non sarà un problema per i fan della serie, ma qualitativamente parlando si sentono già le unghie sugli specchi. E così anche quest'anno molto probabilmente vedremo un bellissimo cast, delle scenografie fantastiche e dei temi originali venire sacrificati da un intreccio davvero troppo debole.



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