martedì 2 febbraio 2016

L'omosessualità in Italia è ancora un fenomeno da baraccone

Spesso gli intenti sono buoni, ma lo stesso non si può dire dei risultati; anche se a volte ci sembra che un film voglia mettere in buona luce "i gay", in realtà finisce per sortire l'effetto contrario. In Italia c'è un problema di percezione ancora molto forte.


A volte do uno sguardo alle pagine che trattano temi LGBT e mi stupisco della mole di materiale riguardante persone omofobe e ignoranti che viene pubblicata. Commenti pieni d'odio, privi di alcuna logica, frasi agghiaccianti che dimostrano una completa ignoranza sul tema e la totale mancanza di rispetto per le libertà individuali e per le diversità. Poi però cerco di analizzare la situazione con un po' di lucidità, penso al mio giro di amicizie, conto i numerosi commenti scandalizzati per l'omofobia galloppante, penso che alle manifestazioni del 23 gennaio hanno partecipato quasi un milione di persone in tutta Italia, e che al Family Day ce ne saranno state sì e no 70 mila. Ed è allora che tiro un sospiro di sollievo e penso:"Beh, dai, forse le persone con un po' di buon senso, quelle che colgono la differenza tra 'discriminazione' e 'opinione' non sono così poche, anzi, forse sono la maggioranza".



Per fortuna la gente convinta che i Big Pharma abbiano accordi con le lobby gay sono ben poche, così come sono poche quelle che credono che l'omosessualità sia una malattia; ma allora mi chiedo, se sono così poche, com'è possibile che ancora nel 2016 una legge che dà un briciolo di diritti alle coppie omosessuali incontri così tanti ostacoli? Il punto è che piano piano stiamo accettando che discriminare è sbagliato, sempre, anche quando qualcuno o qualcosa ci sembra strano; ma ciò non vuol dire che sta smettendo di sembrarci strano.

Pensiamo a una serie tv come Will & Grace, una serie che nasce nel 1998 e che mostra una rappresentazione dell'omosessualità lontana anni luce da quelle dei prodotti culturali nostrani. Parliamo di quasi vent'anni fa ormai (sì, sentitevi vecchi), e nonostante ciò si tratta una sitcom in cui il tema LGBT viene trattato con eleganza e disinvoltura e in cui tutto non si riduce ad esso; possiamo dire lo stesso delle (rare) rappresentazioni dell'omosessualità e della transessualità nella maggior parte di film e fiction italiani? Qual è la differenza principale?

Il problema è che nella stragrande maggioranza dei nostri prodotti mediali, che siano telefilm, film, programmi o dibattiti televisivi, l'omosessualità viene percepita come una caratteristica totalizzante dell'individuo, una caratteristica che porta un'irreversibile e imprescindibile dicotomia tra un "noi" e un "loro".

Nella stragrande maggioranza dei casi, ogni qual volta ci viene presentato un personaggio omosessuale questo ci viene presentato in quanto omosessuale: quella sarà la sua unica caratteristica, non si avrà alcun approfondimento riguardante altri aspetti della sua identità; gli unici accenni al suo vissuto e alle relazioni che intraprenderà con gli altri personaggi non potranno in alcun modo prescindere dalla sua sessualità. Che il suo ruolo all'interno della trama sia marginale o meno, non ci si concentrerà su nient'altro se non su quell'unico tassello della sua personalità, ignorando tutti gli altri, e rappresentando quindi un personaggio monodimensionale che sarà sempre e solo "il gay". La sua unica funzione sarà quella di personaggio deviante rispetto all'eteronormatività, e verrà così presentato come il personaggio "eccentrico" nel peggiore dei casi, o come quello "discriminato" nel migliore; ma in ogni caso tutto ruoterà attorno a quell'unico aspetto della sua persona; i suoi gusti non passeranno mai in secondo piano.

Antonio Albanese in Manuale d'amore 2
Per carità, non che l'orientamento sessuale sia un aspetto marginale nella formazione dell'identità di una persona, ma non è di certo l'unico. E in una sitcom statunitense ormai vecchiotta come Will & Grace questo diventa piuttosto palese: a prescindere infatti dalla vicinanza o meno agli stereotipi comportamentali (Jack è il personaggio più macchietta su cui si concentra tutta l'ironia sul tema, mentre Will sembra essere l'esatto opposto, presentando comportamenti che tendiamo a percepire come propri di uomini eterosessuali), entrambi i personaggi vengono mostrati a 360 gradi. Conosciamo la loro storia, il loro vissuto, il loro carattere, i loro desideri, i loro pregi e i loro difetti; abbiano una visione d'insieme piuttosto precisa della loro personalità, che è eterogenea, varia, a volte incoerente e imprevedibile, come quella di tutti. Parliamo di personaggi rappresentati nella loro complessità di individui, inseriti in contesti altrettanto complessi. 

E' proprio grazie a questa visione d'insieme che riusciamo ad immedesimarci in loro e a vivere le storie che ci vengono raccontate puntata dopo puntata attraverso i loro occhi; è grazie a questo lavoro per nulla straordinario, ma anzi ordinario per qualsiasi personaggio eterosessuale, che dopo qualche minuto in un certo senso ci "dimentichiamo" che sono gay, annullando qualsiasi differenza tra noi e loro e immergendoci completamente nella trama, proprio come dovremmo sempre fare di fronte a un prodotto pensato per intrattenerci. Gli esseri umani sono tutti diversi l'uno dall'altro, e spesso i personaggi che ci vengono mostrati nei film non ci somigliano per nulla, eppure a un certo punto il loro punto di vista diventa il nostro, perché così ha voluto il regista, e perché questo è il modo in cui riusciamo a fruire di un prodotto di intrattenimento audiovisivo; l'immedesimazione è imprescindibile.

Possiamo dire lo stesso delle rappresentazioni italiane dell'omosessualità? Sembra quasi invece che i nostri registi non abbiano la stessa volontà di quelli statunitensi; o forse semplicemente non ne hanno le capacità, perché loro stessi non hanno gli strumenti e una visione del tema che gli permetta di prescindere da certi schemi. Ma come possiamo operare lo stesso lavoro di identificazione se abbiamo di fronte personaggi abbozzati, incompleti, o peggio ancora delle macchiette? Come possiamo trovare dei punti in comune con qualcuno che ci viene presentato solo nei punti che ci differenziano? Ma soprattutto, come possiamo pensare di iniziare a percepire come "normale" l'omosessualità se siamo bombardati da messaggi che ce la mostrano sempre in contrasto con la nostra identità?

Sicuramente un Family Day non aiuta, e sicuramente tutti staremmo molto meglio se Adinolfi trovasse un altro modo di fare soldi, possibilmente senza lucrare su minoranze discriminate da un punto di vista sociale e legislativo; il fatto però è che spesso tendiamo a scandalizzarci per gli esempi di omofobia più lampanti, non rendendoci conto che il problema ha radici molto più profonde all'interno dell'immaginario comune. Perché sì, possiamo essere persone con una certa cultura, possiamo studiare, possiamo avere senso civico e una morale che ci impedisce di discriminare gli altri; ma se non siamo capaci di provare empatia, e se non siamo capaci di andare oltre le differenze che ci separano, abbracciando invece i punti in comune che ci uniscono, possiamo solo imparare a tollerare, ma non a capire e ad accettare; e sicuramente un mondo di prodotti culturali che vanno avanti a forza di "noi" e "loro" non aiuta. Forse bisogna ammettere che quando si parla di certi temi, il 2016 italiano è più arcaico del 1998 statunitense.


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